“Godetevi il Milan!”, “Basta polemiche!”

Questi sono alcuni dei messaggi che ricevo quotidianamente, ogni volta che mi permetto di sollevare perplessità su alcune dinamiche a Casa Milan. Da fuori è più difficile, ma lo è anche da dentro. Da un lato, l’ermetismo e il silenzio dei professionisti, dall’altro l’utilizzo di alcuni emissari per far passare messaggi ambigui.

Sotto la gestione RedBird/Furlani, stare all’erta è obbligatorio per chi si occupa di Milan. Che tu sia un tifoso o un giornalista, che tu sia un semplice opinionista o un simpatizzante, all’erta!

Perché?

Perché questa è una stagione anomala, a modo suo. La squadra gira, mister Allegri ha ricomposto un vaso disintegrato la scorsa stagione. Eppure, sempre di un vaso si tratta. La colla è stata una grande invenzione ma non potrà reggere per sempre, a meno di rimetterlo al centro di tutto e di farlo spolverare da chi ha dimestichezza con gli strumenti di pulizia.

In sostanza, l’impressione che si ha è che le divisioni su scelte e visioni ci siano ancora. Che sia difficile trovare un punto di incontro, che lo scontro sia sempre dietro l’angolo. Ripeto: solo una sensazione. Come se da un lato ci fosse qualcuno che vuole guidare l’azienda nel “solito” modo, attraverso l’imposizione di scelte e direzioni, e dall’altro ci fossero professionisti ingaggiati per fare un altro tipo di lavoro e che non capiscono perché si debba operare in quel modo.

Questa impressione alimenta la condizione di precarietà dell’architrave Milan-Allegri-Tare. Inevitabile che i risultati siano la migliore medicina per ogni male sportivo, aumentando a dismisura la capacità di oscurare quelle che sono eventuali beghe. Eppure, da qualche parte, qualcuno sostiene che a fine stagione le cose potrebbero cambiare, di nuovo.

Staremo a vedere, tifando Milan fino alla fine, poi ritornando nel fragile campo della speranza, quella che ci porta a credere in un futuro roseo per la nostra squadra.

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